La bicicletta è il perfetto traduttore per accordare l'energia metabolica dell'uomo all'impedenza della locomozione. Munito di questo strumento, l'uomo supera in efficienza non solo qualunque macchina, ma anche tutti gli altri animali (Ivan Ilich).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

04/02/2018

PERCHE' L'INQUINAMENTO RAGGIUNGE I PICCHI IN INVERNO

dal sito di  Meteorologia, Climatologia e Ambiente SOTTOVENTO

PIANURA PADANA OCCIDENTALE, PICCHI DI INQUINAMENTO INVERNALE E FATTORI METEO CHE LI DETERMINANO

La pianura padana occidentale è un'area contraddistinta da una limitata circolazione atmosferica orizzontale per via della conformazione orografica (catena alpina ed appenninica) che la isola di fatto dalle influenze dirette del rimescolamento di massa d'aria operato dai venti dominanti sullo scacchiere euro-atlantico. 
La climatologia di quest'area geografica è infatti ripetutamente condizionata dalla scarsa dinamicità meteorologica rispetto ad esempio alle aperte pianure dell'Europa centrale, mentre tende a prevalere la componente "termica" ed una delle situazioni più caratteristiche in quest'ottica è quella conosciuta come INVERSIONE, ovverosia quella tipica condizione osservata nei mesi autunnali ed invernali, in concomitanza con una situazione di Alta Pressione, in cui si verifica ristagno di aria relativamente fredda ed umida nei bassi strati prossimi al suolo, mentre in quota le temperature sono piuttosto miti in relazione all'altitudine.
Questa profilatura invertita, rispetto alla normale distribuzione verticale della temperatura con la quota, risulta essere particolarmente stabile e crea una sorta di effetto "controsoffitto basso" nel cielo che sovrasta Torino e la pianura occidentale in generale, impedendo anche il rimescolamento verticale dell'aria.
In buona sostanza, a circa 600/1000 m dal suolo è come se si creasse una barriera invalicabile che impedisce scambi di fluidi tra lo strato d'aria vicino al suolo e quello sovrastante, con la risultante che l'umidità e gli inquinanti immessi rimangono confinati, intrappolati, concentrati nei primi 600 metri verticali da terra, in un volume d'aria molto inferiore a quanto avviene invece durante la stagione calda, allorquando l'irraggiamento solare incidente sul suolo genera correnti verticali in grado di raggiungere anche il limite della troposfera (circa 10 km o anche più) per cui anche gli inquinanti vengono ad essere diluiti in un volume decisamente maggiore rispetto alla stagione invernale. 
Solo in occasione di giornate contraddistinte da foehn o precipitazioni abbondanti si ha, in inverno, un calo drastico degli inquinanti sotto alle soglie di pericolo, i quali tendono tuttavia a risalire non appena vengano a ricrearsi le condizioni propizie 
Ecco perché i picchi maggiori di PM10, Ossidi Azoto ed altri parametri vengono riscontrati normalmente nella stagione invernale. 
La forzante meteorologica è di gran lunga il fattore più potente nel determinare la concentrazione delle sostanze immesse nell'aria dai processi di combustione ed il contributo aggiuntivo che d'inverno viene offerto dal riscaldamento domestico, rispetto alla stagione calda rappresenta solo una componente minoritaria nella genesi del problema, sopratutto nelle grandi aree urbane, dove la sorgente prevalente è quella dovuta al traffico stradale.

Nell'immagine, possiamo osservare affiancate due fotografie riprese dallo stesso punto di osservazione (Colle della Maddalena- Collina di Torino) con le situazioni invernale ed estiva schematizzate.

 

ringraziamo per il contributo; tratto da:

https://www.facebook.com/316709932170725/photos/a.316785335496518.1073741828.316709932170725/326405564534495/?type=3&theater

 

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